Aggiornamento normativo: Testo Unico terre e rocce da scavo

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Dpr sulla gestione delle terre da scavo, con l’obiettivo di riorganizzare la disciplina in materia. L’intervento era necessario e sono state superate incertezze ormai presenti da 20 anni e si è cercato un valore aggiunto per l’ambiente e la competitività.
“Il testo unico sulle terre e rocce da scavo è una grande novità per la nostra legislazione, un valore aggiunto per l’ambiente, l’economia circolare e la competitività del nostro sistema Paese”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, sul via libera in Consiglio dei Ministri allo schema di Dpr che introduce una nuova disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo. “Rafforziamo la tutela dell’ambiente – spiega Galletti - e diamo allo stesso tempo risposta a decine di migliaia di operatori, alle grandi come alle più piccole imprese, dopo 20 anni di incertezze normative: lo facciamo rendendo più semplici e chiare le procedure che regolano la gestione delle terre e rocce considerate rifiuto o sottoprodotto, con il contemporaneo rafforzamento dei controlli”. Il Governo interviene con un decreto per riordinare e semplificare la materia del riutilizzo dello smarino dei cantieri, in seguito allo Sblocca Italia in vigore dallo scorso anno. Questo decreto va a sostituire le due discipline attuali, che riguardano una i cantieri di grandi dimensioni e l’altra quelli più piccoli. Lo schema di decreto del Presidente della Repubblica è stato approvato in Consiglio dei Ministri su proposta del premier Renzi e del ministro Galletti, e introduce nella nostra legislazione un testo di riferimento unico, omogeneo e coerente con la normativa europea, che supera le molte disposizioni oggi esistenti nella gestione delle terre e rocce da scavo: disciplina in particolare la gestione e l’utilizzo di quelle qualificate come sottoprodotti, il deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo considerate rifiuti e la loro gestione nei siti da bonificare.

Il Dpr per le terre e rocce da scavo
L’intervento consentirà, attraverso un sistema più semplice di quello attuale, di migliorare la tutela delle risorse naturali e allo stesso tempo di perseguire obiettivi di competitività del sistema, quali l’abbassamento dei costi connessi all’approvvigionamento di materia prima dovuta al maggiore utilizzo delle terre e rocce come sottoprodotti, la riduzione dell’utilizzo di materiale di cava, un minore ricorso allo smaltimento in discarica, la previsione di tempi certi e celeri per l’avvio nei lavori nei cantieri.
Tra gli elementi più rilevanti di semplificazione c’è l’eliminazione di autorizzazioni preventive attraverso la previsione di un modello di “controllo ex post”, basato su meccanismi di autocertificazione da parte degli operatori e sul rafforzamento del sistema dei controlli, eliminando quelli “preventivi” che oggi generano lungaggini amministrative per gli operatori economici e tempi di risposta disomogenei sul territorio. Con questa modifica, che ricalca quella già prevista per la Scia (segnalazione certificata di inizio attività), la tempistica per tutti i provvedimenti viene definita in 90 giorni.
Il nuovo decreto prevede poi che i soggetti pubblici e privati possano confrontarsi con le Agenzie regionali e provinciali per le preliminari verifiche istruttorie e tecniche, anticipando lo svolgimento dei controlli previsti per legge. Sono inoltre unificati e semplificati gli adempimenti previsti per il trasporto fuori dal sito delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti ed eliminato l’obbligo di comunicazione preventiva all’autorità competente per quelle individuate come sottoprodotti e generate nei grandi cantieri. Allo stesso tempo sono resi più semplici gli adempimenti derivanti dall’obbligo di comunicare il loro avvenuto utilizzo. E’ poi prevista dallo schema di Dpr una definizione puntuale delle condizioni di utilizzo delle terre e rocce nel sito da bonificare, con procedure uniche per gli scavi e la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare nei siti oggetto della bonifica. Per quanto riguarda i depositi temporanei, è possibile realizzarne presso il cantiere con un limite alla quantità dei rifiuti classificati come pericolosi. L’accumulo massimo nel deposito temporaneo è di 4mila metri cubi di materiali e di questi 800 possono essere classificati come rifiuti pericolosi, altrimenti è necessario provvedere allo smaltimento. Con un limite temporale di un anno, i depositi temporanei possono essere soggetti a verifiche e controlli, realizzabili a campione o basati su programmi settoriali che prendono in considerazione le categorie di attività e le situazioni di potenziale pericolo.

Materia amianto
Uno degli aspetti da sottolineare parlando del nuovo Testo Unico riguarda il tema amianto. Alcune versioni precedenti del decreto approvato nel mese di luglio dal Consiglio dei Ministri avanzavano la richiesta di apportare nuove regole restringenti in materia di amianto. Queste intenzioni non sono però state confermate nella versione definitiva del decreto, che vede immutata la normativa a riguardo. La modifica che si voleva introdurre riguarda il limite massimo di 100 mg/kg del contenuto ammissibile di amianto nelle terre e rocce da scavo. Un valore che corrisponde al limite di rilevabilità analitico. Questo valore risulterebbe essere sicuramente molto vincolante se paragonato alla situazione attuale, per cui la materia viene trattata nel Testo Unico ambientale (D.lgs. 152/2006). Il valore limite rimane invariato e pari a 1000 mg/kg. Tra i motivi che hanno portato a questa revisione, il fatto che le indicazioni dell’Unione Europea sono già attualmente rispettate e vige il divieto di introdurre regole più severe rispetto a quelle comunitarie in singoli Paesi.

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