Sinergie indispensabili

Sono quelle tra impermeabilizzazione e lattonerie. Che intervengono in cantiere sullo stesso oggetto mai in tempi diversi e spesso senza consultarsi. In mancanza di un progetto dettagliato i rischi di errore sono gravi, così come le conseguenze. Ecco cosa serve per evitare i problemi.
Ci troviamo di fronte a un rapporto comparabile a quello che ci può essere, in una struttura, fra conglomerato cementizio armato e barre in acciaio di armatura: uno senza l’altro non può funzionare.
Tuttavia, nell’assenza totale o quasi di progetto, questi due elementi, non vengono, valutati come sistema, ma come oggetti separati che, casualmente, sono vicini.
Il fatto quindi, di considerare la lattoneria come elemento accessorio, non ha senso concettuale.
L’errata esecuzione di una sigillatura a protezione di una membrana impermeabilizzante può provocare infiltrazioni di acqua, l’errata esecuzione di un risvolto verticale di una membrana può provocare l’impossibilità esecutiva della successiva lattoneria.
Di qui la necessità di progettare il dettaglio e, se vogliamo, anche il micro-dettaglio cioè anche le minime parti che compongono lo stesso. Un nodo di connessione fra due elementi tecnici, comporta una serie di problematiche date alla complessità che nasce dall’unire tipologie, funzioni e materiali, a volte, per necessità di gerarchia superiore, non modificabili.
Entrano quindi in gioco competenze e specialisti che devono permettere di ottimizzare sia il funzionamento sia il costo finale.
L’impermeabilizzatore e il lattoniere hanno la necessità di incontrarsi sia per ovvi motivazioni organizzativi sia in quanto, vista spesso l’assenza generale di un progettista, dovranno discutere e condividere un progetto, ricordandosi sempre delle implicite e reciproche responsabilità.
Ricordiamoci anche che l’acqua non è solo liquida ma può essere anche sotto forma solida (neve e grandine): ciò attiva ulteriori attenzioni. Quali sono le principali problematiche?

Progettare la continuità prestazionale

Essa è l’essenza stessa del nodo. La continuità delle prestazioni, nel caso di coperture si sviluppa secondo le possibili tematiche:
tenuta all’acqua. È’ la principale tematica. Vi possono essere le seguenti casistiche:
• la tenuta all’acqua del nodo è garantibile unicamente dalla tenuta all’acqua di ogni elemento del sistema. A esempio quando i due elementi sono connessi mediante adesione su una superficie orizzontale; • la tenuta all’acqua del nodo è garantibile unicamente dalla tenuta all’acqua della lattoneria. A esempio quando una scossalina copre un giunto di dilatazione;
• la tenuta all’acqua del nodo è garantibile unicamente dalla tenuta all’acqua dell’impermeabilizzazione. A esempio quando la scossalina viene interrotta.
Essa può essere garantita o mediante un’adesione fra i due materiali oppure mediante la geometria stessa del nodo. In genere è da preferire questa seconda soluzione, in quanto essa funziona “passivamente” a prescindere da necessità manutentive.
Nel secondo caso, l’adesione di due o più materiali comporta il controllo periodico del sistema onde valutare la funzionalità della stessa che può essere soggetta a fenomeni di fatica (es.: dilatazioni e contrazioni dovute alle variazioni di temperatura). Le attività di progetto necessarie a definire la compatibilità adesiva consistono nel valutare le caratteristiche di compatibilità chimica e fisica (solo visibili dalle schede di prodotto) e le eventuali necessità di trattamenti superficiali (abrasioni) per permettere la saldatura di una membrana impermeabilizzante a una scossalina. Si ricorda che un elemento importante da valutare è la compatibilità dei coefficienti di dilatazione termica: una forte differenza potrebbe comportare elevate sollecitazioni sull’uno o sull’altro materiale. Si ricorda anche che per la funzione propria di tenuta all’acqua, l’adesione deve essere continua, piccole imperfezioni possono permettere infiltrazioni. Il controllo in fase di esecuzione è essenziale.
tenuta all’aria. È presente solo in alcune situazioni come nel caso di nodo in corrispondenza di una canalizzazione impiantistica fuoriuscente dalla copertura. In questo caso c’è la necessità di creare continuità fisica sia fra membrana impermeabilizzante ed elemento di lattoneria, sia fra quest’ultimo e la canalizzazione impiantistica. Ricordiamo che la tenuta all’aria è connessa anche ad evitare il passaggio del suono.
A meno di non avere elementi preassemblati (es.: pannelli in lamiera isolati termicamente, ove nascono tematiche di tipo termico), quelle sopra descritte sono le principali funzioni che vengono supportate. Oltre a ciò, per tutti gli elementi intrinseci del nodo devono essere valutate la:
resistenza al carico di vento. L’azione del vento viene valutata secondo il DM 14.01.2008 e, molto importante, anche con la UNI EN 1991-1 parte 4 (azione del vento) in quanto valuta l’azione in corrispondenza delle zone perimetrali e d’angolo. Il progettista deve poi indicare quali sia il sistema di contrasto all’azione del vento (per vincolo meccanico – fissaggio o “a scatto”, per zavorramento, per adesione) e determinarne le caratteristiche. In particolare, per la modalità di vincolo meccanico dovrà essere valutata la compatibilità fra supporto ed elemento di fissaggio meccanico, per la modalità di zavorramento i sovraccarichi conseguenti, per l’adesione, la compatibilità fisico-chimica si ricorda di evitare anche fastidiosi fenomeni di “tamburellamento” dovuto a fissaggi troppo laschi)
resistenza al carico di neve. L’azione del le neve viene valutata secondo il DM 14.01.2008 e, molto importante, anche con la UNI EN 1991-1 parte 3 (azione della neve) in quanto valuta l’azione in corrispondenza delle zone perimetrali (es.: su un canale di bordo o di gronda) e rialzate (es.: un parapetto). In questo caso è soprattutto la scossalina che deve essere analizzata in particolare per quanto riguarda la sua capacità nel supportare il carico senza deformarsi in modo irreversibile. Dovranno essere quindi dimensionate le staffe di sostegno e il loro passo.
resistenza ad azioni antropiche. L’azione antropica viene valutata secondo il DM 14.01.2008 tenendo in conto del carico concentrato. In questo caso, come nel precedente è soprattutto la scossalina che deve essere analizzata in particolare per quanto riguarda la sua capacità nel supportare il carico senza deformarsi in modo irreversibile. Dovranno essere quindi dimensionate le staffe di sostegno e il loro passo e, se possibile, analizzata la possibilità di posizionare vere e proprie opere provvisionali (es.: scalette, passerelle) che evitano il contatto diretto fra scossalina e piede della persona;
resistenza rispetto alla radiazione solare. In molti casi la scossalina svolge l’importante azione di proteggere la membrana impermeabilizzante (a esempio: risvolti verticali) dall’azione diretta del sole che potrebbe infragilirla. L’attenzione è rivolta a fare sì che la protezione sia completa e non vengano lasciate superfici libere di membrana esposte alla radiazione solare.
resistenza rispetto all’azione della grandine. In molti casi la scossalina svolge azione di proteggere la membrana impermeabilizzante (a esempio: risvolti verticali) dall’azione della grandine che potrebbe punzonarla. L’attenzione è rivolta a fare sì che la protezione sia completa e non vengano lasciate superfici libere di membrana esposte alla radiazione solare.

Progettare la geometria

Ci troviamo di fronte a materiali millimetrici o sub-millimetrici per i quali l’unità di misura “centimetro”, tipicamente edile, sta un po’ larga. Pochi millimetri bastano infatti per fare ristagnare l’acqua in un punto non voluto, pochi millimetri sono sufficienti a indurre contatti non voluti fra parti spigolose della scossalina e lesionare una membrana impermeabilizzante.

Progettare l’eseguibilità
Essa è connessa alla necessità di lasciarsi reciprocamente (gli attori sono sempre impermeabilizzatori e lattonieri) spazi per corrette sovrapposizioni e saldature. Questo fenomeno tipicamente succede in corrispondenza di bocchettoni o canali di gronda o di bordo ove ci deve essere la possibilità di “muovere le mani” con i corrispondenti attrezzi normali del mestiere senza dovere usare attrezzature da chirurghi.

Progettare la manutenibilità
La copertura non vive solamente durante la sua esecuzione. Operazioni successive sono sempre possibili e, anzi, auspicabili. La sostituzione di un pezzo deve essere una cosa semplice e non dovrebbe comportare l’asportazione e/o il danneggiamento di altri (mi viene in mente quando mi cambiavano una lampadina anteriore della mia macchina: dovevano smontare anche tutta la batteria). Proviamo a pensare di smontare la copertura mentre la progettiamo: l’operazione è fattibile?
Quindi, prima di iniziare, … almeno una riunione di progetto fra il progettista impermeabilizzatore e il progettista lattoniere è certamente benvenuta (sempre che il progettista generale o il direttore dei lavori non vogliano fare capolino). 

Matteo Fiori
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