Edifici a energia (quasi) zero - Mario Cucinella

Il progetto della riduzione del 20% è ambizioso, ma realistico. La tecnica è già nelle nostre mani.
Un edificio a energia zero, vista comunque l’onerosità già della classe A, oggi sembra essere più una sorta di “manifesto” di progettazione energy conscious, che realistica proposta operativa. Quale potrebbe essere, oggi, al di là degli obblighi del 2018/2020, la reale dimensione operativa di un edificio zeroenergy? La scadenza del 2018/2020 si può considerare realistica?
Mario Cucinella:
Legato all’obiettivo di una riduzione dei consumi energetici del 20%, il progetto è molto ambizioso ma realistico. La difficoltà di attuazione dipende da alcuni fattori come ad esempio le modalità di lavoro delle imprese, degli investitori e anche dei professionisti italiani. Anche la parcellizzazione e l’eterogeneità del patrimonio edilizio nazionale, nel complesso piuttosto scadente dal punto di vista delle prestazioni energetiche, costituiscono un ostacolo e in questa fase anche solo intervenire sull’involucro e migliorarne le prestazioni sarebbe già un grande risultato. È un processo di cambiamento, piuttosto lungo, che deve quindi coinvolgere i vari attori e che si attuerà passo per passo e il primo passo è la scadenza del 2020. Noi stentiamo a partire e a parte alcune regioni virtuose, come la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Trentino, che si sono dotate di leggi proprie, manca nel quadro legislativo nazionale un coordinamento, come esiste in Francia, in Germania e in Gran Bretagna. Ci sono molte iniziative singole in questa direzione ma poco relazionate e il problema è più di natura politica, forse manca la volontà. Ma la tecnica è già nelle nostre mani e oggi c’è una domanda molto forte di edifici che consumano poco. Per quanto riguarda, poi, i costi maggiori di un edificio zeroenergy rispetto a un edificio “normale” è un’affermazione vera solo in parte. Se a fronte di un investimento iniziale leggermente più alto, circa del 10%, e imputabile agli impianti, il risparmio negli anni nella gestione degli edifici, soprattutto se si tratta di grandi complessi terziari, è decisamente superiore all’onere aggiuntivo iniziale.
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