In gronda e in facciata

Una efficiente raccolta e smaltimento delle acque piovane è essenziale per il buon funzionamento della copertura, compito affidato principalmente, oltre che a una buona impermeabilizzazione, a gronde e pluviali. Criteri progettuali e di dimensionamento, materiali, accessori ed elementi di completamento per una loro corretta realizzazione.
Tipologie, criteri di progettazione e posa in opera rappresentano i tre grandi temi quando si parla di sistemi di raccolta e smaltimento acque in copertura. E in effetti gronde e pluviali sono chiamati a compiere un lavoro di importanza strategica per il buon funzionamento del sistema tetto. I motivi sono ovvi, meno ovvie, a volte, le risposte che ad essi vengono date sia in fase di progettazione che di posa in opera. Se infatti da un lato gli errori macroscopici non sono così frequenti, a volte ad essere trascurati sono piccoli dettagli che alla lunga possono incidere sulla loro efficienza, durata e mantenimento in esercizio. Di seguito ricapitoleremo alcuni degli aspetti – di progetto e di posa – più importanti in materia di gronde e pluviali, accompagnati da qualche esempio utile a cogliere possibili punti critici e soluzioni.

Per raccogliere...
I canali di gronda assolvono essenzialmente al compito di raccogliere l’acqua piovana che defluisce dalle falde della copertura, convogliandola verso appositi punti di scarico in corrispondenza dei pluviali. A seconda del posizionamento, della conformazione e dei materiali utilizzati, tuttavia, ad essi possono essere attribuite anche funzioni di carattere estetico, in modo da arricchire e completare i connotati architettonici dell’edificio. A questo proposito, dal punto di vista produttivo, a farla da padrone è il rame in virtù delle sue spiccate valenze tecnologiche e formali; buona diffusione, tuttavia, hanno anche gli elementi realizzati in alluminio, lamiera preverniciata e acciaio inox (senza dimenticare il PVC), che possono risultare o più economici (come nel caso delle lamiere preverniciate), o maggiormente adatti a determinati contesti architettonici (come l’acciaio inox). In commercio sono attualmente disponibili, innanzitutto, i tradizionali canali a sezione semitonda, liscia o sagomata, provvisti o meno di arricciatura interna o esterna, in elementi di lunghezza variabile fino a quattro metri; a fronte di specifiche esigenze architettoniche e formali, tuttavia, si sono via via diffusi anche canali di sezione quadrata o trapezoidale, eventualmente arricchiti da particolari lavorazioni, in grado di armonizzarsi più efficacemente con le caratteristiche dell’edificio. In questo caso, la lunghezza massima dei singoli elementi è notevolmente superiore, potendo raggiungere anche i dodici metri. In base alla collocazione i canali possono essere di tipo sospeso, qualora vengano collocati esternamente alla linea di gronda per mezzo di appositi sostegni, oppure appoggiati, nel caso in cui poggino anche solo parzialmente sui cornicioni e siano ancorati mediante tiranti all’armatura del sottotetto. In alcuni casi, possono anche risultare totalmente nascosti all’interno dei cornicioni stessi. Sempre dal punto di vista progettuale e costruttivo, un ulteriore elemento da tenere nella massima considerazione è rappresentato dal cosiddetto sviluppo, vale a dire la larghezza totale del laminato metallico impiegato per la fabbricazione del canale; onde evitare inutili scarti di materiale, infatti, nella progettazione dei canali si deve porre attenzione a scegliere sviluppi che corrispondano o siano multipli o sottomultipli dei tipici formati commerciali di lamiere e nastri metallici. La fase più complessa sotto il profilo progettuale è senza dubbio rappresentata dal corretto dimensionamento dei canali di gronda, che devono avere una sezione adeguatamente commisurata sia alla superficie della copertura, sia al tasso di precipitazioni che caratterizza la zona in cui si trova l’edificio. Sia per la determinazione della portata del tetto che per il dimensionamento dei canali vengono comunemente utilizzate apposite formule matematiche, in grado di fornire risultati estremamente precisi; senza entrare specificamente nel merito, ci limiteremo qui ad indicare alcune regole pratiche che, associate alle risultanze di tali formule, consentono di individuare correttamente le dimensioni del canale. Per i canali a sezione semicircolare è opportuno non scendere mai al di sotto degli 80 mm di bocca, mentre nel caso dei canali a sezione rettangolare è consigliabile adottare dimensioni minime pari a 100 mm di larghezza per 50 mm di altezza; in entrambi i casi, sarà buona norma conferire ai canali una pendenza minima pari allo 0,5%, onde consentire un agevole deflusso dell’acqua. Sempre dal punto di vista dimensionale inoltre, come abbiamo già ricordato, è consigliabile attenersi alle dimensioni disponibili in commercio, optando per quella superiore qualora i risultati forniti dai calcoli non trovino esatta corrispondenza in uno dei formati disponibili.

...e smaltire
L’acqua piovana raccolta dai canali di gronda viene convogliata verso le fognature di scarico per mezzo dei pluviali, che possono essere collocati sia all’esterno dell’edificio che alloggiate nello spessore dei muri in appositi vani ricavati a questo scopo. Anche in questo caso, non diversamente dai canali di gronda, materiali e conformazione possono essere variabili a seconda delle esigenze tecnologiche e formali da soddisfare. I pluviali attualmente in commercio possono avere sezione circolare, quadrata o rettangolare; sono generalmente disponibili in elementi di lunghezza variabile da uno a tre metri, realizzati mediante aggraffatura longitudinale senza brasatura che, in fase di posa in opera, sarà opportuno orientare posteriormente in modo da risultare occultata alla vista. Si va tuttavia diffondendo una particolare tecnica di fabbricazione mediante elettrosaldatura che, accanto ad una migliore resa estetica finale, consente un certo risparmio di materiale dovuto alla possibilità di eliminare i risbordi necessari all’aggraffatura. Anche per il corretto dimensionamento dei pluviali è possibile stabilire, mediante apposite formule matematiche, una relazione tra la sezione del pluviale e la superficie del tetto, tenuto conto sia del regime di precipitazioni medio che delle dimensioni dei canali di gronda; e anche in questo caso, accanto ai risultati di tali calcoli dovranno essere tenute in debito conto alcune prescrizioni e regole pratiche. Tra queste: - per coperture di dimensioni elevate è sempre e comunque opportuno evitare di adottare pluviali con sezioni di diametro inferiore a 80 mm; solo per piccole tettoie è possibile scendere fino a diametri pari a 60 mm; - è bene evitare di adottare singoli pluviali di sezione superiore a 120 mm di diametro, e preferire piuttosto aumentarne il numero; - è opportuno calcolare un numero minimo di pluviali pari a uno ogni 80/100 metri quadrati di copertura, a seconda delle condizioni particolari che possono verificarsi soprattutto in rapporto all’effettivo perimetro disponibile; - in ogni caso, è consigliabile disporre i singoli pluviali a distanze variabili tra i 15 e i 25 metri. Quanto alla posa in opera, anche in questo caso particolare attenzione deve essere posta nella realizzazione delle giunzioni tra i singoli elementi. Queste, generalmente, sono del tipo a bicchiere senza saldatura, con una sovrapposizione di 30-40 mm orientata, naturalmente, nel senso di caduta dell’acqua; nel caso di imboccatura con saldatura, sarà necessario prevedere appositi giunti di dilatazione a scorrimento a distanze di circa 6 metri, con sovrapposizione di almeno 100 mm.

Gli accessori

A completare canali di gronda e pluviali intervengono una serie di elementi accessori, chiamati ad assolve e una serie di compiti sia di carattere funzionale che estetico. Per quanto riguarda i primi, in particolare, le testate, che hanno la funzione di chiudere le estremità dei canali di gronda in modo da impedire la fuoriuscita dell’acqua convogliata; realizzate con lo stesso materiale utilizzato per i canali, sono generalmente dotate di risbordo che ne agevola la chiodatura e la saldatura; gli angoli, necessari per consentire ai canali di gronda di seguire il profilo architettonico della copertura, che possono essere ad angolo acuto, retto, ottuso, oppure seguire un tracciato curvilineo, e richiedono particolari accorgimenti per una corretta realizzazione; gli scarichi, utilizzati nelle antiche costruzioni per scaricare direttamente l’acqua piovana dalla copertura, ma oggi adottati solo in casi molto particolari e principalmente per esigenze di carattere estetico-decorativo, in quanto le acque vengono di norma convogliate nei pluviali. Per quanto riguarda invece i pluviali, gli elementi accessori ricorrenti sono: - sporti o volute: realizzati con diverse conformazioni e spesso decorati in modo da arricchire l’estetica dell’edificio, hanno il compito di raccordare i canali di gronda con i pluviali, qualora questi scorrano all’esterno dell’edificio stesso; - raccordi: utilizzati per collegare più scarichi pluviali provenienti da gronde diverse, in modo da consentire il deflusso delle acque meteoriche in un’unica tubazione discendente. Tale risultato può essere ottenuto mediante derivazioni a T o a V, oppure con raccordi a tre vie comunemente detti braghe; le geometrie possibili sono molteplici, a seconda della conformazione dell’edificio e dei percorsi seguiti dalle tubazioni; - saltafasce: utilizzati per seguire il profilo di eventuali sporgenze dovute alla presenza di fasce marcapiano in facciata; - rientranti: elementi di raccordo che consentono il rientro dei pluviali all’interno delle pareti di facciata al fine di raggiungere i punti di scarico nel sottosuolo; - sgocciolatoi: utilizzati per impedire la penetrazione nelle pareti di facciata dell’acqua piovana portata dal vento e scolante lungo l’esterno delle tubazioni; - rosoni: utilizzati per occultare i fori di entrata dei pluviali nelle murature; - braccialetti: elementi che vengono utilizzati per sostenere verticalmente e ancorare alle pareti i pluviali; sono generalmente costituiti da una fascetta metallica collegata ad uno stelo, che ne consente il fissaggio nella muratura e può essere eventualmente arricchito con particolari decorativi. In ogni caso, i collarini devono permettere di distanziare il pluviale dalla muratura almeno di 50 mm, sia per evitare eventuali trasmissioni di umidità che per consentire una adeguata aerazione del tubo, impedendo o ritardando eventuali fenomeni di corrosione.
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