Abusivismo edilizio: risanare un intero Paese

Il problema degli abusi edilizi, in Italia, è di rilevanza notevole. Con una diffusione più o meno grande a seconda della località geografica, la demolizione delle opere abusive diventa una questione ancor più delicata in quelle aree per cui la situazione mette in difficoltà la salvaguardia del paesaggio. Dopo anni di stallo, qualcosa si è mosso.
L’approccio al problema degli abusi edilizi e della loro demolizione, coinvolge in prima persona gli enti locali e le Regioni. Per questo motivo, il loro contributo è stato raccolto attraverso un documento redatto durante la conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in cui si raccolgono norme regionali, le principali criticità e dei dati rispetto il numero e i tempi delle procedure di demolizione dei manufatti abusivi. Un supporto alla legge “Disposizioni in materia di criteri di priorità per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi” (1994/C), che ancora non era stata approvata dalla Camera dei Deputati. La Conferenza delle Regioni ha inviato un questionario a tutte le Regioni, per avere un quadro della situazione rispetto lo stato degli abusi e le procedure di demolizione. Sono state recuperate le risposte di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, Puglia, Umbria e Veneto. Le risposte in alcuni punti non sono potute essere chiare, anche perché l’accertamento degli abusi e la loro rimozione spetta ai Comuni e non alle Regioni, salvo alcuni casi di loro intervento per inadempienza del Comune. Tra le segnalazioni principali ad opera delle Regioni, la mancanza di adeguati fondi per le demolizioni, la complessità e l’inefficacia delle procedure e la mancanza di figure professionali specificatamente preparate per svolgere le attività di demolizione.
Il 18 maggio 2016 la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge, che è poi nuovamente passata alle mani del Senato. Sono state apportate una serie di modifiche rispetto la precedente versione, tra cui la disposizione di 45 milioni di euro per il “Fondo per la demolizione degli abusi edilizi”, da istituire presso il Ministero delle Infrastrutture.
L’obiettivo è stato quello di dar forma a meccanismi che riescano a contrastare l’abusivismo nel modo più efficace possibile, fornendo agli enti locali strumenti incisivi ed evitare rallentamenti o intoppi nell’esecuzione delle sentenze di demolizione. Semplicità, snellezza, trasparenza e interventi incisivi e veloci: ecco cosa si vuole ottenere.

La legge “Falanga” approvata dalla Camera
Dopo la prima approvazione del Senato avvenuta nel gennaio 2014, sembra che si sia ormai giunti alla linea d’arrivo per l’approvazione finale della legge in materia di abusi edilizi. La Camera ha apportato delle modifiche tra cui lo stanziamento di 45 milioni di euro per le opere di demolizione e la possibilità per i comuni di avvalersi anche di imprese private e delle risorse del Ministero della Difesa. I fondi previsti verranno erogati gradualmente e sono previsti 5 milioni per il primo anno (2016) e 10 milioni l’anno per quelli successivi, fino al 2020. Il Ministero delle Infrastrutture andrà così a integrare le necessità dei Comuni, che spesso vedono blocchi nelle procedure di demolizione per mancanza di fondi. Gli Enti locali avranno modo di avanzare apposite richieste che saranno valutate anche dal Ministero dell’Ambiente.
Nella proposta di legge, inoltre, viene fatta una specifica riguardo la priorità di alcune situazioni. Una particolare attenzione dovrà essere prestata agli:
- immobili di rilevante impatto ambientale o in zone tutelate o vincolate;
- immobili che rappresentano un pericolo per la pubblica o privata incolumità;
- immobili nella disponibilità di soggetti condannati per reati di associazione mafiosa.
Tra questi, attenzione prioritaria verrà data a tutti quei manufatti che al momento della condanna sono in corso di costruzione o non ancora ultimati.
Con una modifica all’articolo 41 del Testo Unico dell’Edilizia, si pone il prefetto nella condizione di intervenire in modo più incisivo nella procedura di demolizione degli abusi. Ogni Comune entro il mese di dicembre di ogni anno si impegna ad inviare una comunicazione al prefetto riguardo le opere non sanabili, non demolite dal responsabile dell’abuso e per le quali sia decorso il tempo di 270 giorni entro il quale il Comune deve concludere il procedimento. Con questo provvedimento si predispone un intervento sostitutivo all’amministrazione comunale, così da ovviare ai rischi legati all’inefficacia dell’intervento degli enti locali ed eventuali ritardi. Gli elenchi forniti al prefetto contengono tutti i dati relativi gli abusi, la loro collocazione e i responsabili, così che possa intervenire tempestivamente entro 30 giorni dalla loro ricezione. Sarà di suo compito provvedere all’acquisizione dei beni, la comunicazione al responsabile dell’abuso e la disposizione di demolizione e rimozione delle macerie.

Maggiore trasparenza

Affrontando il problema dell’abusivismo edilizio è evidente la necessità di garantire trasparenza ed efficacia agli strumenti e alle procedure in via di elaborazione. Diffusi in tutto il Paese, i manufatti abusivi che ancora necessitano di un apposito intervento sono molti ed è fondamentale puntare all’efficienza nel momento in cui, dopo anni, si arriva alla conclusione di un lavoro che prevede lo snellimento di ogni procedura e punta alla risoluzione del problema.
La trasparenza promessa viene così garantita attraverso l’attivazione della banca dati nazionale sull’abusivismo edilizio costituita presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a disposizione degli uffici giudiziari competenti in materia. Qua confluiscono tutte le informazioni sugli illeciti e i provvedimenti emessi. La partecipazione all’aggiornamento di questa banca dati è obbligatoria e si è prevista una sanzione pecuniaria di mille euro per il funzionario che ritardi il proprio compito.
Inoltre, ogni anno, entro il 31 marzo, il ministro delle Infrastrutture deve presentare alle competenti commissioni parlamentari una relazione sull’andamento dell’abusivismo edilizio e sulle demolizioni eseguite.
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